RUSSO MOROSOLI: LA FAMIGLIA CHE HA CAMBIATO L’ETNA

La storia dei Russo Morosoli rappresenta un capitolo fondamentale negli avvenimenti di Catania e dell’ Etna, una narrazione di altri tempi.
Un’avventura generazionale che prende il via nel 1550 con Don Vincenzo Russo notaio regio, uomo molto distinto e facoltoso, e che ritrova nel marzo 1635 nei libri della storia un altro notaio regio, Don Pietro Russo, il quale ricevette l’incarico dal Principe Moncada di Paternò di recuperare ammanchi alle sue entrate, con il patto che sarebbe stato suo il 20% del recuperato.
225.881 onze fu l’esorbitante cifra recuperata, che fece della famiglia Russo, già molto facoltosa, una tra le più ricche del Principato di Paternò che comprendeva anche i comuni di Belpasso, Nicolosi, Ragalna e Santa Maria di Licodia.

Studiare la vita di questa famiglia vuol dire quindi osservare il passaggio tra epoche e gli effetti pratici che questo ebbe sulla società del tempo.

Don Francesco Russo, agli atti del notaio Somma del 14 Febbraio e 2 Marzo 1767 accetta l’offerta di 270 onze da Giuseppe Corallo, per la gabella sui feudi di Scalilla, Porrazzo, Treronche e Capraria.
Un altro notaio che accrebbe di molto le fortune della famiglia fu Don Gioacchino Russo del 1737 che ci seppe fare molto bene negli affari oltre che nella professione.

Ricchezze che nel 1865 si avvalsero anche di personalità nel mondo scientifico come Sua Eccellenza Don Gioacchino Russo, che ricoprì le cariche di Sottosegretario di Stato e Generale della Marina Militare, Senatore del Regno, direttore del Regio Arsenale di Venezia e presidente nazionale dell’Ordine degli Ingegneri, autore tra l’altro del primo trattato di architettura navale italiano (ancora in uso alle accademie militari). Ma soprattutto, illustre scienziato, la cui formazione culturale venne seguita dalla severissima supervisione dello zio, anch’egli di nome Gioacchino Russo, reverendo canonico della Cattedrale di Catania, esaminatore prosinodale, Rettore del Seminario Arcivescovile e professore di Diritto Civile e Canonico all’ Università di Catania, autore anche del “De jurepatronatus e la legislazione matrimoniale canonica”.

Il reverendissimo zio lasciò in eredità numerosi immobili e proprietà, nonché il palazzo di famiglia di Catania, sito in via Antonino Coppola, abitato ancora oggi da un ramo della famiglia.
Don Gioacchino seguì in prima persona la formazione del nipote che da subito mostrò la sua genialità.
La sua intelligenza superiore infatti diede luce al periscopio per i sommergibili, la prima macchina fotografica a colori del mondo, il navipendolo e la vasca a pareti elastiche per la riproduzione in scala del moto ondoso che serviva a verificare come si sarebbe comportata una nave in mezzo alle onde senza bisogno di costruirla!
Tutti i brevetti diedero molto lustro alla famiglia sia in termini di prestigio che di soddisfazione economica. Per i suoi grandi meriti scientifici, civili e militari Gioacchino Russo fu insignito dal Re, Cavaliere di Gran Croce e decorato del Gran Cordone dell’Ordine della Corona d’Italia e Grande Ufficiale dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro.
Catania e Roma lo ricordano con una via, Paternò con l’intitolazione di un’ istituto scolastico.

Nel corso dei decenni i componenti della fortunata famiglia di notai, scienziati, imprenditori e mecenati, hanno scritto le loro imprese che vengono raccontate attraverso aneddoti pieni di stupore e meraviglia, che rievocano i fasti di una città ormai scomparsa.

L’UNIONE CON LA FAMIGLIA MOROSOLI E LA NASCITA DEL GRUPPO

Nel 1899 Gioacchino Russo sposò Elvezia Amalia Morosoli. La famiglia Morosoli, patrizia di Lopagno e Cagiallo, era un’antica casata svizzera originaria del Canton Ticino.
Di grandi tradizioni industriali, commerciavano il tabacco, avevano una fabbrica di sigari e di accendisigari nonché una di protezioni stradali.

Da qui il libro tratto dalla loro storia, dal simpatico titolo, “è da cento anni che vendiamo fumo, ma cerchiamo di farlo nel migliore dei modi”.

A metà dell’800 Don Francesco Morosoli, si trasferì a Milano e poi in Sicilia per la costruzione della linea ferrata Palermo – Catania, si stabilì quindi nella città etnea e si fece costruire un palazzo dall’architetto Carlo Sada, amico di famiglia. Decisero di viverci stabilmente quando il figlio Carlo Enrico si sposò con Donna Maria, figlia di Don Francesco Imbert Paternò Gioeni, duca di Furnari e barone di Ficarazzi e di Donna Anna Rapisardi dei baroni di Sant’ Antonio, nobili catanesi.
I loro figli, Ernesto e Augusto furono un riferimento nel commercio delle automobili e delle assicurazioni. Il loro nipote, Gioacchino Russo Morosoli, fu da sempre affascinato dalla figura degli zii e dalle auto di lusso. Combattuto se andare a lavorare col il padre Francesco – che operava nel settore tessile, o i simpatici zii, gemelli omozigoti (che furono d’ispirazione nei romanzi di Vitaliano Brancati come “i leoni di cancellata”), scelse alla fine di lavorare con gli zii.

GIOACCHINO RUSSO MOROSOLI: IL FONDATORE

Gioacchino Russo Morosoli, classe 1941, imparò subito l’arte della vendita delle auto e delle assicurazioni soprattutto dallo zio Augusto e capì tra i primi, che con il boom economico degli anni ’60, il mercato -allora dominato da Fiat,- si sarebbe aperto anche ai brand stranieri.
Ecco che a soli 19 anni divenne concessionario Peugeot per tutta la Sicilia orientale.
Da qui fu una costante crescita esponenziale acquisendo anche le concessionarie Renault, Hyundai, Rover, fino alle moto Honda e poi ancora Mercedes, Smart, Chrysler, Jeep e Dodge diventando uno dei concessionari più grossi d’Italia.

L’ETNA

Uno degli ispettori delle sue concessionarie era genero dell’ingegnere torinese Dino Lora Totino, Conte di Cervinia, esperto in funivie, che Gioacchino definiva il suo secondo maestro.
Noto imprenditore, realizzò la fattibilità del traforo del Monte Bianco e costruì la funivia, progettò l’aeroporto di Caselle e fu presidente del Torino calcio nel comitato di reggenza dal 53 al 55.
Da qui l’idea di realizzare anche una funivia sull’Etna.
Verso la fine degli anni ’60, il conte cercava imprenditori locali per gestire meglio l’impianto anziché da Torino, ed ecco che, tramite il genero, ispettore di una delle concessionarie del giovane Gioacchino, gli venne fatta la proposta di entrare in società.
Purtroppo, l’azienda andava male e si rischiò di portare i libri in tribunale ben due volte.
Il conte decise quindi di far amministrare Gioacchino Russo Morosoli che immediatamente mise in atto le sue strategie economiche e commerciali, portando l’esercizio successivo in utile.
Chiamato Giogiò dagli amici, acquista la Star, società che operava le escursioni sull’Etna nel versante nord di Piano Provenzana, dove ancora oggi la famiglia detiene la stazione sciistica ed in seguito acquisterà anche il 100% delle azioni della Funivia dell’Etna, al tempo sitas s.p.a.

Non furono sempre tutto rose e fiori, proprio durante il suo viaggio di nozze (1971) la furia scatenata del vulcano gli distrusse l’impianto, e così per ben 5 volte!
Giogiò, innamorato del vulcano, ricostruì con capitali propri, senza nessuna compagnia di assicurazioni al mondo disposta a coprirne il rischio.
Si stima che la famiglia Russo Morosoli abbia investito circa cento milioni di euro nel corso di questi anni, e oggi tra diretti e indotto, offre lavoro a 500 famiglie.
Ma Giogiò era anche titolare della Loyd internazionale, poi Milano assicurazioni, agenzia generale di Catania e faceva anche ottimi affari avendo la rappresentanza di una delle aziende leader al mondo per la vendita di macchinari per industrie di imballaggio, la Goglio S.p.A. di Milano, di cui aveva mandato da Roma in giù per tutta l’ Italia. Abilissimo immobiliarista, ne aveva messo su un patrimonio ragguardevole.

LA CRISI E LA SUCCESSIONE GENERAZIONALE

Purtroppo, la crisi mondiale del settore auto del 2012 colpì duramente anche gli interessi della famiglia Russo Morosoli e nel 2013, Giogio’, perse la vita in seguito ad un incidente stradale.
Il testimone passò ai figli Francesco e Fausta che presero in mano una situazione economica molto compromessa per non dire disperata.
La Mercedes e la Smart che fruttavano un volume d’affari di 65 milioni di euro l’anno, finirono alla fallimentare in concordato preventivo, ed il contraccolpo rischiava di travolgere tutto.
Ne assunse l’amministrazione unica Francesco, allora 34enne con un gruppo vicinissimo al fallimento.
Non mancarono gli attacchi dalla politica, da altri illustri “amici” imprenditori catanesi, dalle banche che avevano dietro altri investitori, perfino da uno dei direttori, braccio destro di Francesco, che si organizzò per sottrargli degli asset della funivia.
Nonostante i vari tentativi di “sfilargli” le aziende di mano, Francesco Russo Morosoli, insieme al suo staff, riesce a salvare le aziende, a consolidare le vecchie attività (fa ancora parte della rete ufficiale Mercedes, Smart, Chrysler, Jeep e Dodge) e a rilanciare il gruppo con numerose nuove iniziative imprenditoriali che riescono a salvare i posti di lavoro.

Poche parole non bastano a riassumere le gesta di una delle famiglie più importanti della storia imprenditoriale catanese, ma almeno adesso avrete un’idea di chi sono i Russo Morosoli e di cosa hanno rappresentato per la nostra terra.
Oggi il gruppo Russo Morosoli è infatti una delle realtà più importanti in Sicilia.

Francesco Russo Morosoli
Russo-Morosoli-vassallaggio-feudale
ioacchino Russo progetta il Navipendolo – ph. archivio privato famiglia Russo Morosoli
Stemma Russo Morosoli
Russo Morosoli Imbert
Gioacchino Russo Morosoli
Francesco Russo Morosoli

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